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Blog Giugno-Agosto 2015

Posted on Jun 13, 2016 by Avikal

6/6
una volta entrati nella eta’ adulta la questione dell’essere obbligati a fare o non fare qualcosa, ad essere o non essere in un certo modo e’ una questione TUTTA INTERNA
niente e nessuno ci obbliga a sopravvivere, a relazionarci, a partecipare, a vivere, l’esistenza non ha posto su di noi questo giogo…la nostra libertà e’ assoluta e con essa la nostra capacita’ di chiudere relazioni che non vogliamo o creare relazioni non basate sulla mediocrità, cambiare le condizioni della nostra sopravvivenza, o anche terminare la nostra vita,…la questione non e’ il cambiamento in se’ quanto piuttosto la questione TUTTA INTERNA se sono disposto ad assumermi la responsabilità delle mie scelte affrontandone le conseguenze
ripeto, la NOSTRA LIBERTÀ E’ ASSOLUTA, non ci sono scuse, la questione non riguarda le possibilità che ci sono aperte, bensì il nostro coraggio e la nostra vigliaccheria e l’abitudine a stare nella zona di comfort
fino a quando troviamo, anche con nobili parole e sentimenti,  in altre persone, in situazioni esterne, in idee e morale, le ragioni e giustificazioni della nostra prigione, siamo e resteremo schiavi

7/6
il sostegno...i primi e fondamentali passi hanno a che fare con l'imparare a darlo a se stessi e a riconoscerlo quando lo riceviamo (non facile!) - primo godimento; poi si tratta di fidarsi del sostegno che ci diamo e riceviamo (ancora piu' difficile!!) e poi, quando cominciamo a darlo anche agli altri si tratta di non sentirsi speciali perche' lo diamo (sempre piu' difficile!!!) - secondo godimento; e poi, alla fine si tratta di avere il coraggio di chiedere il sostegno senza aspettarsi che ce lo diano e di darlo senza aspettarsi che lo ricevano o ti ringrazino (difficilissimissimo!!!!)...il cammino dell'essenza bianca, argento e infine platino...e poi, il GODIMENTO SENZA FINE NELLA VULNERABILITA’!!!!!

8/6
riflessioni dopo la vittoria dei cavaliers sui warriors,go cavs!:
alcuni segni per riconoscere quando sto imparando a sostenermi:
1. sono capace di riconoscere quando non sono presente senza bisogno di sentirmi in colpa.
2. il mio corpo diventa un'ancora nel qui/ora.
3. sono consapevole se ho aspettative, le riconosco e non cambio niente.?4. ho una comprensione esistenziale e non solo intellettuale della verità relativa e questo mi permette di riconoscere velocemente l'origine dei conflitti.?5. la mia attenzione si muove verso giu', verso le radici e si allinea con la forza di gravita'.?6. tutto il mio organismo brilla di una particolare densita'.?7. sento la mia voce mentre dico quello che dico.?buona giornata a tutti...la mia e' iniziata proprio bene, la mia squadra favorita ha giocato a meraviglia e mi sono pappato un sashimi di kingfish per pranzo!


10/6
per continuare sui segni che ci aiutano a riconoscere che sto imparando a sostenermi…ecco il piu’ importante:
HO IMPARATO A FARMI DOMANDE SENZA ASPETTARE RISPOSTE IMMEDIATE. Che vuol dire che la curiosita’ di conoscere me stesso e il mondo in cui vivo, di aprire il mistero vivente del qui ora sia nel soggetto che ne fa l’esperienza (io) sia degli oggetti che ne sono la manifestazione, e’ diventato il motere centrale della mia vita, della mia capacita’ di essere presente e della mia apertura al Mistero dell’Esistenza che si dipana momento per momento aldila’ (per fortuna!) di qualunque possibilita’ di controllo. Quando questa curiosita’ si manifesta e comincia a scorrere ininterrotta nelle nostre vene allora cominciamo a conoscere ESPERIENZIALMENTE due aspetti meravigliosi (e cioe’ pieni di meraviglia) della realta’: l’amore devozionale e la guida interiore.

 

12/6
cosa c’entra l’amore devozionale con il farsi domande senza aspettare risposte immediate? Un’esplorazione aperta della realta’, dentro e fuori, una disponibilita’ a viaggiare nel mistero senza escludere niente, senza afferrare per controllare, senza posizioni determinate a priori, senza pregiudizi…ecco un aspetto centrale all’amore devozionale, L’AMORE PER LA VERITA’…passione, resa, devozione, incantamento per la Verita’, ora e in ogni momento…mi arrendo, mi sciolgo, sono portato, sono invitato e sostenuto in questo misterioso presente dall’AMORE PER LA VERITA’ 


14/6
e questo AMORE PER LA VERITA’ che e’ AMORE DEVOZIONALE e’ potente, appassionato, brucia senza tregua, muove il cuore e la pancia e la mente e i genitali, e’ IL FUOCO, non mio, non tuo, IL FUOCO, IL DINAMISMO EVOLUTIVO DELLA VERITA’ che si manifesta attraverso L’AMORE DEVOZIONALE INCARNATO in me, in te, in tutte le forme illimItate che la VERITA’ prende nel suo manifestarsi.
Amore assolutamente INCLUSIVO di tutto cio’ che e’.

16/6
la tecnica che usiamo per esprimere e nutrire l’amore devozionale e invitare la guida e’ quella dell’inquiry aperta: esplorazione, farci domande, accendere con la nostra curiosita’ la comprensione diretta esperienziale della verita’ in questo momento.
la parola aperta indica la nostra disponibilita’ alla rivelazione del significato in qualsiasi forma e direzione, SIAMO INCLUSIVI E PRIVI DI CONDIZIONI: tutto cio’ che e’ e’ esattamente come e’ senza respingere o afferrare…e’ in questa apertura e amore per la verita’ che l’invito alla guida trova risposta…Essere si manifesta in ognuno di noi in maniera incarnata attraverso questa sua capacita’: la consapevolezza a specchio, pura, semplice, immediata…


18/6
Circa anno e mezzo prima di lasciare il corpo Osho tenne una serie di discorsi sul grande maestro Zen Ta Hui.  Uno di questi discorsi - uno dei miei favoriti che poi diverra’ il capitolo 24 del libro - ha un titolo incredibilmente significativo: Quello da cui non si puo’ fuggire (The Inescapable). Tutto il discorso e’ un gioiello di incredibile chiarezza rispetto alla meditazione e in particolare affronta una questione fondamentale per qualunque ricercatore che molti non si aspettano o addirittura cercano di evitare. Osho ci ricorda e sottolinea come NELLA RICERCA DELLA VERITA’ LA PARTE PIU’ DIFFICILE NON E’ SOLLEVARE IL VELO RICONOSCENDO CIO’ CHE E’ FALSO, QUANTO STARE POI PRESENTI CON CIO’ E’ RIVELATO, CIO’ CHE E’ VERO.
Se guardo a questa comprensione dalla prospettiva del sostegno - che e’ quello su cui sto scrivendo nelle ultime due settimane - cosa significa sostenermi nel vivere la verita’ che si e’ rivelata liberata da cio’ che era falso e la nascondeva?
Per ora solo su due argomenti centrali:
1. Abitudini. Sostenerci nella verita’ vuol dire RICONOSCERE I MECCANISMI ABITUALI  ATTRAVERSO CUI RICREO AUTOMATISMO E INCONSAPEVOLEZZA NELLA MIA VITA QUOTIDIANA. E AGIRE CONCRETAMENTE PER CAMBIARLI.  Ed e’ qui che l’amore per la verita’, la nostra inclusivita’, e la guida sono parti centrali del sostegno. Esse infatti ci aiutano a smettere di separarci dalle nostre abitudini pretendendo che non esistano e invece le vediamo, riconosciamo, comprendiamo e accogliamo senza giudizio. Insomma la questione diventa chiaramente non le abitudini in se’ quanto la nostra inconsapevolezza delle stesse. Scompare il rifiuto e le abitudini diventano ovvie ed evidenti, non compulsive e non negate. Se ci piacciono le teniamo e se no, a volte anche con fatica, ce ne liberiamo.
2. Integrazione e attualizzazione. Il sostegno che ci ha permesso di realizzare la verita’ riconoscendo cio’ che e’ falso ha bisogno di adattarsi a fasi nuove dove la questione non e’ solo la realizzazione del vero ma anche e soprattutto l’integrazione di queste realizzazioni nella vita di ogni giorno e nell’agire la verita’. Non abbiamo piu’ a che fare con QUALE E’ LA VERITA’ visto che riusciamo a riconoscerla dietro la tendenza egoica all’illusione, ora abbiamo a che fare con COME LA VERITA’ SOSTITUISCE NEL MIO ORGANISMO L’ABITUDINE AL FALSO, COME DIGERISCO IL VERO E, ANCORA, COME TRASFORMO QUESTA INTEGRAZIONE IN VERITA’ CHE AGISCE.


19/6
Essere presente, fare inquiry, sviluppare la mia capacita’ di muovere l’attenzione, mettere a fuoco l’intenzione, essere aperto al mistero e tutte le altre capacita’ che ho descritto nei giorni passati, l’amore devozionale…sapete quali sono le buone, anzi meravigliose notizie? Sono che tutte queste capacita’ sono GIA’ INTRINSECHE ALLA NOSTRA NATURA, non dobbiamo inventarle o crearle, esistono gia’ in ognuno di noi, sono qualita’ dell’Essere e ci appartengono anzi, ancora meglio, SIAMO FATTI DI QUESTE QUALITA’ E RISORSE. Esse esistono come potenzialita’ che solo hanno bisogno di essere risvegliate. E come si fa allora? Come si risvegliano le potenzialita’ dormienti cosi’ che il sostegno della mia anima, della mia Vera Natura si manifesti, sia nutrito, si rinforzi e stabilizzi?
Qui due parole diventano fondamentali. PRATICA E DISCIPLINA.
Si’, lo so, la parola disciplina fa rizzare i peli sulla nuca, invita alla ribellione e ad un bel NO! Non so per te ma di certo per me e’ stato cosi’ per molti e molti anni, fino a quando ho cominciato a sentire che la disciplina, se ero io che la sceglievo, se ero io che ne definivo tempi, qualita’, intensita’ eccetera, ….qualcosa comincio’ a cambiare quando mi accorsi che la MIA disciplina SOSTENEVA ME E LA MIA ANIMA. E poi un giorno sentii Osho dire che la radice della parola disciplina e’ discepolo, e tutto cambio’, radicalmente.
Non esiste “la Disciplina “, esiste LA TUA DISCIPLINA, LA TUA VOLONTA’ E CAPACITA’ DI PRATICARE CIO’ CHE TI SERVE E DI CUI HAI BISOGNO PER CREARE UN TERRENO FERTILE PER I SEMI DELLA TUA POTENZIALITA’. Quindi la pratica e’ la ricerca della TUA DISCIPLINA, e’ il viaggio ASSOLUTAMENTE PERSONALE attraverso cui scopri  COME essere presente, COME fare inquiry, COME sentire l’amore, COME essere aperto al mistero…non esiste un modo astrattamente giusto, l’esistenza non e’ cosi’ misera da dare limiti alla manifestazione dello spirito…infinite possibilita’ in infinite combinazioni.


20/6
“L’ambiente di sostegno” e’ definito nella psicologia dell’eta’ evolutiva come l’ambiente in cui il bebe’ si trova a crescere soprattutto nel primo anno: nove mesi nella pancia della madre e i primi tre mesi cosiddetti della “fase simbiotica” - le braccia e il corpo della madre, la culla, la stanza in cui c’e’ la culla ecc.. E’ chiaro che non scegliamo le condizioni di questo ambiente di sostegno e, immagino sia anche intuitivamente chiaro come quelle condizioni determinino l’imprint originale della nostra relazione con il sostegno negli anni successivi.
La comprensione, il nutrimento, la partecipazione cosciente alla creazione di un ambiente di sostegno adeguato, stabile, dinamico, vivo, brillante, personale, intimo, unico, e’ probabilmente il risultato piu’ evidente e gratificante della nostro imparare a sostenere noi stessi, e, per il ricercatore spirituale, una necessita’ fondamentale.
Quello che una volta (da piccoli) era dato dall’esterno viene ora a manifestarsi come un traboccare dall’interno della presenza dell’Essere. Questo ambiente di sostegno consapevole ha le caratteristiche di cui ho scritto nei post precedenti (e altre ancora….): amore devozionale, guida, inclusivita’, disciplina, curiosita’, capacita’ d’integrazione e cosi’ via. Benvenuti in un nuovo mondo!

 

23/6
C’e un paradosso fondamentale in cui prima o poi il ricercatore spirituale sbatte il naso, soprattutto se si e’ chiesto con impegno e partecipazione la domanda fondamentale “Chi sono io?” o altre delle domande esistenziali: Cos’e’ l’amore? Cos’e’ la verita’? Cos’e’  la vita? E cosi’ via…
Il paradosso ha a che fare con la RELAZIONE TRA INTENZIONE E GRAZIA. O, se preferite, la relazione tra l’impegno nella pratica e disciplina da un lato e il riconoscimento che l’esperienza diretta della verità, la REALIZZAZIONE DELLA VERA NATURA avviene, non e’ causata, dall’altro.
Questo paradosso e’ vissuto molto spesso come un conflitto, come una difficolta’, come un’incomprensibile dicotomia: da una lato la necessita’ di un impegno nella pratica in modo da CAUSARE LA REALIZZAZIONE ( …non e’ per molto tempo questa la motivazione centrale allo sforzo nella meditazione? mi voglio illuminare cosi’ smetto di soffrire?) e dall’altra la frustrante realizzazione che l’esperienza diretta, la visione del reale, l’intuizione, i momenti di benedizione e chiarezza su chi sono io e cosa ci sto a fare qui, non sembrano essere determinati dalla mia volonta’ o dal mio controllo bensi’ accadano(… mannaggia!!!) per conto loro.
Qui non voglio entrare qui nel cuore di questo APPARENTE conflitto, voglio solo indicare che forse e’ l’assunto da cui partiamo che e’ erroneo. Forse e’ l’idea che ci sia o debba essere una relazione tra intenzione e grazia che ci mette gia’ sulla strada sbagliata.
E se non esistesse la relazione (relazione avviene tra due parti distinte)? E se intenzione (dell’individuo) e grazia (intenzione cosmica) fossero solo aspetti di un unico fenomeno?  E se la realizzazione non fosse DELL’INDIVIDUO bensi’ ATTRAVERSO L’INDIVIDUO? E se intenzione e grazia fossero manifestazioni diverse dell’Essere nella forma di SOSTEGNO INDIVIDUALE E SOSTEGNO COSMICO?
Forse siamo gli organi dell’Essere, siamo i suoi ochhi, le sue orecchie, il syo cuore, le sue mani. Forse la nostra intenzione e pratica e disciplina sono i modi in cui Essere si manifesta e crea e conosce se stesso. Forse la nostra pratica e’ la via attraverso cui Essere manifesta verita’, bellezza e bonta’. QUI/ORA.

24/6
La “pratica perfetta” come tecnica non esiste.
Tu sei la pratica perfetta. La tua vita (tua attibutivo, non possessivo…) e’ la pratica perfetta.
Questa perfezione si perfeziona continuamente e lo si puo’ verificare attraverso il diminuire di sforzo e resistenza.
L’idea che possa arrivare un momento quando sforzo e resistenza scompaiono completamente e’ vera, questo non vuol dire che non possano riconparire il momento successivo.

25/6
riflessioni sul vuoto 1;
1. “mi manca tanto la Peroni”: vuoto negativo
2. “non so piu’ che pesci pigliare”: si apre lo Spazio
3. “non so”: spazio creativo
4. “non manca nulla”: vuoto di oggetti
5. “sono qui”: vuoto pieno di presenza
6. “sono tutto cio’ che c’e’”: vuoto e’ pieno, pieno e’ vuoto

26/6
riflessioni sul vuoto 2.
Il koan Chi sono io? e’ una delle vie piu’ efficaci e rapide all’esperienza del vuoto.
L’inquiry con questo koan esistenziale ci apre due dimensioni fondamentali del vuoto:
il “vuoto degli oggetti” attraverso la realizzazione del mio non essere alcuno degli oggetti che appaiono nella consapevolezza, siano essi materiali o immateriali e, soprattutto, la rottura dell’identificazione con corpo, mente ed emozioni (chi sono io e’ via negativa - in sanscrito neti-neti - ne’ questo ne’ quello).
Poi, quando l’attenzione si rivolge finalmente al soggetto, non solo si verifica la scomparsa dello stesso (niente oggetti, niente soggetto) ma si comprende anche, esperienzialmente, che il soggetto e’ vuoto, e questo e’ il “vuoto del se’”.
Il primo - vuoto degli oggetti - ci libera dalla costrizione limitante di fattori non intrinsechi alla nostra natura (condizionamento); il secondo - vuoto del se’ - ci libera anche dall’identificazione  con la falsa identita’ rivelandola per cio’ che e’, una fusione nel tempo e nello spazio d’immagini, priva di una sua natura intrinseca.
Mmmdeliziachesiespandedapertutto…

27/6
riflessioni sul vuoto 3.
come ho scritto in post precedenti  una parte importante della ricerca spirituale ha a che fare con la creazione di un ambiente di sostegno allineato con la nostra vera natura e rispondente al nostro bisogno di autenticita’ e di liberta’. Cosi’ come imparo a sostenere me stesso praticando presenza e inquiry, riconoscendo il vuoto degli oggetti (liberta’ dal condizionamento) e il vuoto del se’ (liberta’ dall’identita’ egoica), cosi’ imparo poi a “sostenere il vuoto” e lo faccio in modo esplicito - attraverso la domanda Chi sono io?- o in modo implicito - attraverso la domanda Chi e’ consapevole dell’esperienza?
Esplicito vuol dire che DIRETTAMENTE metto a fuoco la mia attenzione sulla credenza di esistere come un io separato identificato con e dagli oggetti dell’esperienza.
Implicito vuol dire che la mia attenzione, pur presente negli oggetti dell’esperienza, si mette anche a fuoco sull’innegabile presenza della consapevolezza che sono io al centro di ogni esperienza.
Questa seconda domanda apre al riconoscimento del paradosso dell’Io come presenza/assenza:
io non esiste come entita’ separata identificabile e personale e, allo stesso tempo, la consapevolezza impersonale e’ incarnata in maniera personale che e’ Io - sono io consapevole degli oggetti. Essere e non-essere sono inestricabilmente presenti e sincronici.
Sostenere il vuoto vuol dire sostenere consapevolemente il paradosso del vuoto che e’ pieno di presenza.
Quando mi sostengo non mi fermo al riconoscimento del sostegno che do a me stesso nella forma ma riconosco anche che non c’e’ io che sostiene alcuno. Il vuoto sostiene il pieno e il pieno sostiene il vuoto. La liberta’ e’ completa, inclusiva, non rinuncia e non sceglie a niente.

30/6
lode dell’incerteza
incertezza e’ la luminosita’ del si’ che include tutto, l’apertura senza compromessi e punti d’appoggio all’immensita’ del mistero, il dinamismo evolutivo che riempie ogni micron di forma, il vuoto che sorridendo annienta e ricrea, annienta e ricrea…

1/7
viaggio nella confusione
un’altra parola “appestata”, spesso tinta di vergogna, comodo scudo dietro cui nascondermi, scomoda sensazione di non sapere, di non mettere insieme, di non controllo, c’e’ qualcosa di sbagliato se sono confuso,..
attacco: non devi essere confuso, la confusione e’ male, se sei confuso sei male…
inquiry e rilettura: confusione, con fusione, fusione con…chi si fonde con cosa?
fusione di chi e di cosa? nello spazio che si crea al solo domandarmi, al destrutturare consapevolemnte la parola, al non attaccarmi al significato morto…sento Osho vicino, sento la presenza di Vinko il mio caro amico morto quasi due anni fa -amava investigare le parole - sento mio nonno, sento la tagliente e gentile brillantezza di Roland Barthes, sento risuonare i bastoncini di legno nei corridoi dei monasteri Zen e la voce del roshi che chiede il koan…
con fusione…c’e’ di certo una fusione in atto, fusione di confini prestabiliti, fusione d’identita' - la mia- fusione di categorie concettuali, fusione scioglimento destrutturazione distacco scollare assenza dello sforzo di tenere insieme…io si fonde e nello sciogliersi incontra l’esperienza in altro modo da…

 

7/7
significato, ricerca di…
ahhhhh buuhhhh significato! nel bosco c’e’ un funghetto color color caffe’, e’ un fungo piccoletto pero’ sa fare per tre…l’illusione piu’ illusione che si possa immaginare e allo stesso tempo il motore piu’ potente della ricerca umana.

8/7
Spirito ORA!
Spirito e' L'UNICA realta'. Spirito e' GIA', Spirito e' SEMPRE.
In ogni direzione, in ogni luogo, in ogni forma, in ogni dimensione.
Include TUTTO, vuoto e pieno, coraggio e vilta',  peccato e virtu', bellezza e orrore, piacere e dolore, ignoranza e illuminazione.
Cercare vuol dire negare la sua presenza qui/ora, gia’/sempre.
Spririto e‘ le parole che stai leggendo e gli occhi che riconoscono i segni, il cervello che interpreta, il cuore che risponde, la mente che s’interroga, il dubbio che appare, la verita’ che si rivela, e l’evitare di vederla.
GIA’ E SEMPRE.

9/7
Discepolo: “Maestro come posso essere libero?”
Maestro: “Chi ti ha legato?”
I legacci non esistono, sono solo l’ombra dello spostamento della tua attenzione dal soggetto agli oggetti dell’esperienza.
Risiedi nel soggetto e SEI LIBERO, e illuminato, e Spirito, e divino.
Le parole che leggi, ne sei consapevole, esse sono quindi oggetti e tu sei il soggetto che e’ consapevole.
Gli occhi che leggono, ne sei consapevole, essi sono oggetti e tu sei il soggetto.
I pensieri che stai pensando, essi sono oggetti.
Le sensazioni nel corpo, la sedia su cui siedi, le emozioni che provi, lo spazio intorno a te, il computer,TUTTI OGGETTI E TU NON SEI QUELLI. Tu sei il soggetto che e’ consapevole.
Non esistono i legacci, sei sempre libero anche quando non lo sai o lo dimentichi.
La liberta’ e’ INEVITABILE.

10/7
Quando ti dimentichi che sei il soggetto e t’identifichi con gli oggetti dell’esperienza…QUESTO E’ IL PECCATO ORIGINALE, LA DIMENTICANZA DELLA TUA VERA NATURA, il perderti nelle cose…cadere dal paradiso, essere incantato dalle sirene, qui la sorgente del dolore piu’ profondo e intimo, il tradimento quotidiano di chi sono GIA’ e SEMPRE
La religiosita’ castrata e idealizzata ci ha proposto per millenni la rinuncia - degli oggetti, del piacere, del mondo, delle… oh mio dio “le tentazioni!!!
Fai come Ulisse, non rinunciare a sentire il canto delle sirene, trova piuttosto un albero maestro dove legarti e che ti faccia da sostegno, non scappare, conosci!
E questo albero maestro e’ gia’ in ognuno di noi e’ la Volonta’ Essenziale,  la solida montagna, l’intenzione chiara che ci sostiene nel viaggio e ci permette di assaggiare consapevolmente qualunque ambrosia e qualunque veleno. Spirito e' L'UNICA realta', come puo’ farci male?
Questa colonna di presenza esiste nel corpo e va dai tuoi genitali alla cima della tua testa, e’ nella tua colonna vertebrale, nella sua vitalita’ e nella sua capacita’ di congiungere consapevolemente Gravita’ e Grazia.

11/7
Quando mi ricordo di tornare al soggetto, quando naturalmente faccio quella svolta di 180 gradi e giro la mia attenzione da fuori a dentro allora posso cominciare a notare che la consapevolezza che sono non richiede sforzo o progetto, tempo o direzione, sono gia’ consapevole delle parole che leggo, delle dita che premono i tasti, dell’aria che respiro e della luce…non c’e’ ricerca necessaria, non c’e’ qualcosa da raggiungere o da conquistare, questa consapevolezza e’ GIA’ qui, e’ SEMPRE qui, e TU SEI QUELLA.

12/7
SINCRONICA SOGGETTIVITA’ MULTIDIMENSIONALE
hei! vi voglio bene
che vuol dire mi sto volendo bene
tutto cio’ che c’e’ si sta volendo bene
volendosi bene tutto cio’ che c’e’ si manifesta e conosce se stesso

13/7
Il mondo in cui viviamo e’ una descrizione.
Questa descrizione si basa su un’interpretazione della realta’ fondata su sensazioni, pensieri, emozioni, credenze, giudizi e percezioni tutti condizionati dalle descrizioni ricevute nell’infanzia e sostenute dal nostro superego.
La descrizione del mondo in cui viviamo e’ ricreata continuamente e incessantemente attraverso il nostro dialogo interiore E PERCEPITA COME “LA MIA STORIA”
L’agonia che sentiamo va aldila’ della semplice sofferenza ed e’ il segnale benedetto della “scontentezza divina”, il richiamo della nostra anima, incarnata manifestazione personale dell’Essere, veicolo della nostra Vera Natura: ASSOLUTA SOGGETTIVITA’, VUOTO DOVE TUTTO SI MANIFESTA E DISSOLVE, CHE E’ CONSAPEVOLEZZA ILLIMITATA ED ETERNA, ASSOLUTA INEVITABILE LIBERTA’ NEL QUI ORA.
Quando sono presente e non mi attacco al dialogo interiore “crolla il mondo” e realizzo il “vuoto degli oggetti” e il”vuoto del se’”.
Questa e’ la pratica della presenza.

14/7
Altro modo in cui possiamo vedere, sentire e comprendere la “scontentezza divina” e’, nella personalita’, come essa si manifesi nel punto d’intersezione del bisogno egoico d’essere visto come speciale e la tendenza all’isolamento.
Questo punto di frizione e’ quasi sempre presente, conficcato come una spina nella struttura della personalita' e provoca un dolore sordo e costante (anche se cerco di evitarlo).
L’UNICA RISOLUZIONE E’ IL RICONOSCIMENTO E L’ATTUALIZZAZIONE ESISTENZIALE DELLA TUA UNICITA’.
Unicita’ e’ il fiorire della presenza.

17/7
Nel III canto dell’Inferno Dante incontra scritto “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”.
Possiamo interpreatre queste parole come un monito che c’impaurisce e deprime (sull’onda cristiana della speranza come virtu’….) oppure possiamo comprendere che il viaggio di Dante, cosi’ come il nostro, e’ un viaggio DENTRO, un viaggio a ricontattare lo Spirito, che inizia con il ri-conoscimento delle nostre tenebre, dei lati oscuri nascosti e inconfessabili. E in questo viaggio Dante ha accanto Virgilio che, a mio parere, e’ una rappresentazione della guida interiore: la capacita’ di conoscere il reale senza filtri e concetti, esperienza diretta di cio’ che e’ esattamente com’e’.
La speranza,e’ riconosciuta, da chi ha investigato nel meccanismo della mente egoica, come il polo di una dualita’ fondamentale che definisce tutta l’attivita’ mentale: rifiuto/speranza. Rifiuto di cio’ che e’ e speranza per qualcosa di diverso, e come questo movimento interno continuo e compulsivo ricrei la separazione dall’esperienza del qui/ora.
Rimembrare, ricordare se stessi  (“ vuoto degli oggetti” e “vuoto del se’”), praticare presenza ha quindi due componenti fondamentali che lo sostengono:
1. smettere di rifiutare
2. smettere di sperare…..e Dante magari lo sapeva.
quindi….lasciate ogni speranza voi ch’entrate…e il reale e’ qui/ora.

 


20/7
SPERANZA, anche sotto mille mentite spoglie, e’ quasi per tutti al centro della Grande Ricerca.
Speranza d’illuminazione, di cessazione della sofferenza, di pace eterna, di relazioni perfette, di trascendenza della sopravvivenza, e ognuno qui ha la sua…e naturalmente questa speranza svela l’esistenza, spesso inconscia o nascosta, dell’altro polo il RIFIUTO. Rifuto di cio’ che viviamo, di cio’ che sentiamo, di cio’ che pensiamo, di cio’ che agiamo, del nostro corpo, delle emozioni, delle nostre tendenze e passioni, dei nostri desideri e pulsioni, insomma RIFIUTO DELLA NOSTRA UMANITA’.
Ed e’ per questo che la Grande Ricera e’ cosi’ agonizzante per un lungo periodo e perche’ cosi’ spesso vorremmo non averla mai iniziata, ci ritroviamo inevitabilmente a fare i conti con rifiuto e resistenza, l’ombra.
Ai giovani cercatori si dondola allora in faccia la carota dell’accettazione, apparente risoluzione del rifiuto….e funziona almeno un po’, smussando le resistenze piu’ grossolane che riguardano gli oggetti, gli eventi, le situazioni.
Ma poi ad un certo punto, quando finalmente c’e’ la svolta a 180 gradi e l’attenzione si comincia a rivolgere con continuita’ all’interno, verso il soggetto, allora comincia a a diventare chiaro che FINCHE’ SPERO CONTINUO ANCHE A RICREARE INEVITABILMENTE RIFIUTO, l’altro estremo della polarita’. E allora lasciamo andare l’accettazione e semplicemente cominciamo a RICONOSCERE cio’ che e’ e il meccanismo in azione che continuamente ci porta via da cio’ che e’, in un passato morto e in un futuro inesistente.
Ieri sera guardavo un film in TV dove in confessione il prete diceva a Dare Devil: " Essere senza paura vuol dire essere senza speranza" come se fosse una cosa terribile e peccaminosa.
E' vero, ESSERE SENZA SPERANZA E' ESSERE SENZA PAURA.

22/7
Ieri rileggendo un libro di Robert Kegan ho rivisto questa frase: “Non conosco un modo migliore per descrivere lo sviluppo se non che il soggetto di una fase di sviluppo diviene l’oggetto del soggetto della fase successiva”. E la riflessione che ha suscitato, e che vi propongo, ha a che fare  con il fatto che  non e’ difficile riconoscere il continuo cambiamento che avviene nel mondo degli oggetti - tutto ovviamente cambia ogni momento - e, meno mi attacco all’oggetto, evento, ecc. piu’ riconosco il fiume che scorre. Molto piu’ raro e’ chi e’ consapevole che il cambiamento principale, il nuovo d’ogni attimo, e’ quello del soggetto dell’esperienza, perche’ questo rapidissimo mutamento , ora, e ora, e ora, e ora…e’ pre-concettuale e quando viene riconosciuto quel soggetto e’ gia’ diventato l’oggetto del riconoscimento stesso…insieme ad altri oggetti.

23/7
Indicazione centrale della meditazione - consapevolezza senza scelta - e’: “Sii immobile e conosci”. Il semplice fatto di non scegliere alcun oggetto che appare nella consapevolezza - senza afferrare o rifiutare - rivela il VUOTO in cui tutto appare e scompare.
Non ho preferenze, non scelgo, solo rifletto ogni oggetto che appare esattamente com’e’ senza attaccarci valore, significato, mi piace/non mi piace, lo voglio/non lo voglio…resto, immobile, nella consapevolezza senza scelta….SONO IMMOBILE PURA CONSAPEVOLEZZA SENZA SCELTA. E sono anche il soggetto, la forma specifica attraverso cui questa consapevolezza, questa coscienza primaria, si manifesta, l’eterno IO SONO.
Allora la pura soggettivita, l’IO SONO puo’ VEDERE il momento precedente, appena passato, subito prima di ora, e il soggetto che si e’ incarnato divenendo oggetto: IO SONO QUESTO, IO SONO QUELLO.
Il perenne movimento di creazione/evoluzione dove il soggetto continuamente diviene l’oggetto del nuovo soggetto.
E TU, FORMA UNICA CHE  SPIRITO ASSUME MOMENTO DOPO MOMENTO, SEI IL VEICOLO DI QUESTA CREAZIONE/EVOLUZIONE.
Eros e' la scinitlla di questa creazione/evoluzione.

 


25/7
E veniamo cosi’ alla questione del RISVEGLIO SPIRITUALE che vuol dire dello Spirito, allo Spirito e nello Spirito.
Qualcosa sta radicalmente cambiando e ogni nozione di risveglio come qualcosa di assolutamente individuale va rivista e forse anche abbandonata e, con essa, anche l’idea che il risveglio sia UN evento di liberazione e realizzazione cataclismico e finale. Questa idea non ha mai comunque rispecchiato la realta,, e’ solo stata la proiezione di una idealizzazione e desiderio infantile del ricercatore.
Nell’era della comunicazione e delle quotidiane scoperte scientifiche (centinaia, a volte migliaia…), anche la dinamica del risveglio sta mutando, in alcune direzioni in particolare:
1. allineandosi a quella che e’ l’esperienza naturale del risveglio quotidiano del corpo, cosi’ il risveglio dell’anima e’ sempre piu’ un processo, un susseguirsi di momenti di AH! che manifesta un contatto piu’ stabile e continuo con lo Spirito In Azione.
2. sempre piu’ chiaramente il risveglio dell’individuo non avviene in isolamento bensi’ all’interno e spesso come effetto del suo relazionarsi al mondo (…niente grotta…o rinuncia…).
3. risveglio avviene a volte collettivamente laddove esista il congregarsi di indidualita’ coscienti e la coscienza collettiva fa’ un salto quantico oltre la somma delle coscienze individuali.
4. risveglio comincia a presentarsi come un susseguirsi irregolare e imprevedibile di collassi e riformazione delle strutture della personalita’ ed emergenza dello Spirito che svela e illumina la realta’ nel “Vuoto degli oggetti” e del Vuoto del se’”.


26/7
Ho cominciato questo blog circa un mese e mezzo fa, il 6 Giugno, affrontando una tematica assolutamente fondamentale per qualunque ricercatore della verita’, per chiunque abbia un anelito sincero di essere e conoscere se stesso: la tematica del sostegno. Il sostegno al nostro Essere, alla nostra Vera Natura e’ una delle cose, forse la cosa, che piu’ e’ mancata nell’infanzia per molti - a volte, purtroppo insieme all’amore. Per altri il sostegno c’e’ stato in alcuni modi ma non in altri e questo ha creato confusione e ci ha resi sbilanciati, mancanti.
Quando la domanda CHI SONO IO, conscia o inconscia che sia, comincia ad agitarsi dentro allora la questione del sostegno materiale, emozionale, mentale e soprattutto spirituale diventa inevitabile. Nella mia vita ho avuto la fortuna di ricevere molto sostegno, in famiglia, nello sport, tra i miei compagni nella lotta politica in gioventu’, dai miei maestri d’arti marziali, dalle donne che ho amato e amo, dagli amici incontrati nel cammino, da insegnanti spirituali, dal mio maestro e amore Osho, dalla sua comune, da cani, gatti e pappagalli….in qualche modo, dovunque mi sono voltato, qualunque strada o avventura ho intrapreso, qualunque lato oscuro avevo bisogno di svelare, ho trovato sotegno, contatto, specchio, guida…e vedo anche con assoluta chiarezza che c’era in me un terreno fertile di sostegno verso me stesso che attirava, riceveva e onorava tutto quello che mi veniva offerto dall’esterno (….che esterno non e’…) e come Spirito fosse gia’ e sempre in azione…qui/ora.
Quello che ho cercato di dipingere a tratti molto ampi in questo blog e’ una comprensione e una serie di indicazioni che possono essere utili per creare un ambiente di sostegno consapevole per te e per le persone intorno a te. Questo ambiente di sostegno e’ infuso principalmente da due Qualita’  Essenzali: l’Essenza Bianca - volonta’, intenzione, stabile presenza, sostegno, impegno, solidita’ - e l’Essenza Dorata - curiosita’, gioia, fusione, devozione, leggerezza, giocosita’ -. Quando sei immerso nell’Ambiente di Sostegno Essenziale sei pieno, traboccante, radiante di luce bianca e oro. Sei sostegno e dai sostegno. Consapevolmente. O, per essere piu’ preciso, SEI VEICOLO DEL SOSTEGNO CHE SPIRITO E’ NELLO SCOPRIRE E INCARNARE LA VERA NATURA, per te e chiunque altro. Fai un buon viaggio.

__________________________________________________________FINE________________


La legge d’attrazione.
Almeno una trentina d’anni prima che uscisse quel video chiamato The Secret, Osho aveva parlato di quella che chiamava “The Law of Magic (La Legge della Magia)”. La legge della magia, a differenza del karma non funziona attraverso la legge di causalita’ e cioe’ non e’ la causa che produce l’effetto bensi’ il contrario, e’ l’effetto che produce la causa.
Ma, andiamo per gradi; un passo alla volta.
Il karma e’ la legge che regola il rapporto tra l’individuo e l’universo momento per momento. Karma semplicemente uol dire che l’universo e’ un ecosistema che risponde ESATTAMENTE a cio’ che metti nel campo energetico: metti rabbia e ti ritorna rabbia, metti desiderio e ti ritorna desideri, metti paura e ti ritorna paura, mtti gioia e ti ritorna gioia. metti presenza e ti ritorna presenza…nella dimensione spazio/tempo e quindi tutto torna prima o poi.

quando si dice che l’esistenza ti da’ cio’ di cui hai bisogno non vuol dire che sa hai bisogno di patate l’esistenza ti da patate e se hai bisogno di un lavoro te lo procura, l’esitenza sostiene IL BISOGNO DI ATTUALIZZAZIONE DELL’ANIMA e quindi


la legge della magia funziona nella non separazione, e cioe’ in una dimensione dove l’individuo e’ presente al “vuoto degli oggetti” e al “vuoto del se’” e quindi si e’ dissolta (anche solo temporaneamente…) la dualita’ soggetto/oggetto.


28/7
Una pratica facile ed efficiente per la vita quotidiana 1.

Nei ritiri intensivi di consapevolezza che offre il nostro istituto; Who is in? e Satori, dove i partecipanti lavorano con i Koan esistenziali (koan e’ parola giapponese che sta a indicare una domanda cui non si puo’ dare risposta intellettuale ma di cui si puo’ fare esperienza diretta) come Chi c’e’ dentro? Chi sono io? Cos’e’ l’amore? Cos’e’ la vita? ecc., il passo iniziale e principale nel chiedersi queste domande e’ quello di mettere a fuoco la propria intenzione.
Lo facciamo mantenendo presente dentro - con piu’ costanza ed intensita’ possibile - la domanda su cui stiamo lavorando e l’istruzione che viene data e’: tieni il koan dentro tutto il tempo. Questa tecnica indubbiamente funziona (l’ho verificato con migliaia di persone e me stesso) e la comprensione che la sottende e’ molto semplice: SE NON ESISTESSE GIA’ NELL’UNIVERSO LA RISPOSTA, - LA POSSIBILITA’ DI FARE L’ESPERIENZA - NON ESISTEREBBE LA DOMANDA.
Se portiamo questa comprensione nella vita di ogni giorno, possiamo usarla per attivare una semplice pratica basata sul trovare nel presente qual’e’ la domanda (o le domande) principale che mi riguarda in questa fase della mia vita e attivarla consapevolmente per poi tenerla presente il piu’ intensamente e spesso possibile.
Qui, ora, non sto parlando piu’ di domande “esistenziali” ma di domande personali che mi riguardano DIRETTAMENTE E SPECIFICAMENTE, cose quali: qual’e’ il lavoro che veramente voglio fare? come posso amare senza paura? come posso realizzare il mio potenziale come scrittore? cosa impedisce l’abbondanza nella mia vita? ecc.
Ci sono un paio di cose di cui e’ necessario essere consapevoli:
1. Attraverso la domanda stiamo ingaggiando una delle forze fondamentali dell’universo: LA SPINTA DINAMICA DELLA CREATIVITA’ e perche’ questo avvenga piu’ la domanda e’ vicina al nostro cuore, piu’ essa e’ intima e vera, piu ‘ sara’ forte la nostra intenzione e il campo energetico che creiamo. Quindi se volete sapere il prezzo delle scarpe o dove affittare un’automobile o trovare il principe azzurro o la principessa, andate su Google ( e anche il net e’ ovviamente una manifestazione della creativita’ universale….).
2. Non preoccupatevi della risposta. La tendenza abituale e compulsiva imparata da famiglia, scuola e societa’, e’ DARE RISPOSTE A TUTTI I COSTI PER DIMOSTRARE CHE SAI. Qui invece siamo esclusivamente a fuoco sulla domanda e lasciamo che sia l’esistenza a darci gli elementi che ci servono, ed essi potrebbero essere molto diversi da quelli che abbiamo imparato ad immaginare o che siamo in grado di vedere dal nostro limitato punto di vista.

TIENI LA DOMANDA DENTRO, NELLA MENTE, NEL CUORE NEL CORPO.

29/7
Una pratica facile ed efficiente per la vita quotidiana 2.

Mentre mantieni presente dentro di te la tua domanda - e all’inizio ti suggerisco di praticare solo con una - comincerai a notare l’insorgere spontaneo di sentimenti, o immagini, o memorie, pensieri, parole e concetti (o anche tutte queste cose) che, spesso neanche sapendo come, sentirai essere connessi con cio' che stai chiedendo. Come ho scritto sul blog di ieri: non attaccarti a niente nella ricerca di una risposta frettolosa. Stai all’erta e soprattutto stai APERTO.
Mantenere un CAMPO APERTO E UNA SOSTANZIALE DISPONIBILITA’ A TUTTO CIO’ CHE E’, e’ l’altro lato di questa tecnica. Nel farlo ti muovi, gentilmente e con fermezza, via dalla struttura della tua personalita’ che e’ definita e tenuta insieme da una collezione congelata di interpretazioni, di credenze, giudizi, pregiudizi e valori ereditati. Questa struttura fatta di confini puo’ solo ripetere se stessa cosi’ come ha fatto innumerevoli volte fino ad ora, annichilendo l’intuizione e la brillantezza dell’intelligenza della tua Vera Natura.
Quando NON AFFERRI O RESPINGI quello che appare nella tua consapevolezza, filamenti di luce, di significato, d’energia, di percezione, di sentire, cominceranno ad apparire mettendo in collegamento quegli specifici oggetti che sono comparsi nella tua consapevolezza in relazione alla domanda (…e come avviene dipendera’ dalla tua predilezione…). Fino a quando un giorno - quando non stai neppure aspettando - all’improvviso tutto si unira’ a formare un disegno, semplice, ovvio, intensamente chiaro, intimo, colmo d’amore gentile…e la tua risposta sara’ li’, e non ci sara’ dubbio. E tutto questo ha a che fare con la CONOSCENZA DIRETTA.
Questo e’ il punto dove l’INTENZIONE, il lato maschile, yang, di questa tecnica e l’APERTURA, il lato femminile, yin, s’intersecano. Il punto centrale della croce tra la dimensione orizzontale spazio/tempo e quella verticale dell’interiorita’ qui/ora.
E in questo punto la MENTE DIVINA si sta manifestando come GRAZIA.

I due lati della tecnica si complementano e sostengono a vicenda. Piu’ la tua intenzione nel tenere presente la domanda e’ risoluta, piu' la tua apertura tende all’inclusione. Piu’ la tua apertura e’ rilassata, piu’ intensa e’ la tua intenzione.

STAI APERTO, SENZA AFFERRARE O RESPINGERE.

3/8
Una pratica facile ed efficiente per la vita quotidiana 3.

L’atteggiamento interiore in questa pratica e’ quello cui spesso mi riferisco di “OPEN INQUIRY -INCHIESTA APERTA”. Questo vuol dire essenzialmente restare a contatto con la curiosita’ come motore dell’inchiesta, non cercare ad ogni costo una risposta e imparare a stare presente con informazioni che appaiono nella tua consapevolezza senza metterle in ordine frettolosamente.
Il che vuol dire non cadere nella trappola della mente “che sa e vuole controllare la realta’ sapendo”. Tutto cio’ che sai appartiene ovviamente al passato e l’inchiesta aperta avviene nel presente e, senza scartare cio’ che sai dal passato, e’ aperta, appunto, a nuove comprensioni, rivelazioni, intuizioni, sorprese.
La pratica inizia con il connetterti con una ben nota tensione fisica. Ben nota nel senso che e’ una tensione che, piu’ di ogni altra, ti e’ familiare, che si ripete, che e’ li’ da molto tempo, di cui forse hai cercato di disfarti tante volte senza riuscirci. Puo’ essere nel plesso solare, sulle spalle, nella pancia, nella gola, nel petto, nei genitali….dovunque nel corpo. L’importante e’ che quando la senti la riconosci, con quel misto di familarita’ e di frustrazione: No! di nuovo qui?!
1. Respirando lentamente avvicina la tua attenzione alla tensione, per SENTIRLA, NON PER ANALIZZARLA…avvicinati come se ti avvicinassi ad un cucciolo, gentilmente e dolcemente…PER CREARE CONTATTO, e sentila in tutte le sue dimensioni. Che tipo di tensione e’: una pressione? una densita’? una contrazione? un’incavatura o un rigonfiamento? che colore? che profondita? sottopelle, nei muscoli, nelle ossa, nelle giunture ecc.? ha forma, direzione?…STAI PRESENTE E SENTI, SENZA CAMBIARE NIENTE…SENZA CAMBIARE NIENTE…
2. Quando cominci a sentire che sei in contatto con quella tensione e in uno stato di semplice osservazione della stessa, apri la tua attenzione ad altre informazioni che possono essere associate alla tensione. Per esempio potresti sentire una o diverse emozioni correlate; potresti avere pensieri associati e giudizi; potrebbero venire a galla ricordi, immagini, altre sensazioni nel corpo. Osserva quello che sale, SENZA AFFERRARE O RESPINGERE, SENZA METTERE ORDINE, SENZA ARRIVARE A CONCLUSIONI…
3. Ripeti questi passi fino a quando i vari input cominceranno a collegarsi spontaneamente  e si comincia a mostrare un disegno che contiene significato, sentimento, comprensione intellettuale e una precisa sensazione fisica come di uno scioglimento della tensione. E proprio questo avviene: la tensione e’ infatti un congelamento che puo’ solo sciogliersi alla luce della tua presenza, amore e consapevolezza.
4. Puoi applicare questa tecnica a qualunque tensione fisica, in qualunque momento.


4/8
Una pratica facile ed efficiente per la vita quotidiana 4.

APRIRSI ALLO SPAZIO. Imparare a stare presente con le diverse dimensioni della mia esperienza senza interferire e manipolarla (vedi blog 3/8) mentre contatto una familiare tensione fisica, causera’ quello che ho chiamato uno “scongelamento” della tensione, un suo “aprirsi”. Cio’ che succede ha a che fare, per essere piu’ preciso, con la trasformazione della mia percezione dello SPAZIO INTERIORE.
Immagina questa situazione con me: sei in una stanza stracolma, piena di mobili e chincaglieria, tutto buttao una cosa sopra l’altra. Stai cercandi di capirci qualcosa e orientarti e risulta impossibile: c’e’ troppo di tutto ed e’ caotico e frustrante e salti da una cosa all’altra…da un posto all’altro…come spesso facciamo dentro, da un pensiero all’altro, da un’emzione all’altra, da una sensazione all’altra, da un umore all’altro, da un’immagine all’altra, da una percezione all prossima, da un desiderio al prossimo…senza sosta e senza fine…
FERMATI! SEMPLICEMENTE FERMATI!
Ti diventa chiaro, ora, che prima di capire cosa c’e’ hai bisogno di “portare i remi in barca”, tornare a te e smettere di girare a casaccio. Cosi ti fermi da qualche parte nella stanza e prendi un punto di riferimento, diciamo un particolare cumulo di roba. Questo e’ quello che hai fatto quando ti sei messo a fuoco su una familiare tensione fisica che continua a ritornare e hais scelto una tensione fisica PERCHE’ LE TENSIONI NEL CORPO SONO GLI ELEMENTI PIU’ DENSI DELLA NOSTRA ESPERIENZA, mentre emozioni, pensieri, umori vanno progressivamente diventando piu’ sottili ed e’ difficile starci presenti ( …all’inizio…).
Le buone notizie sono che GLI OGGETTI CHE AFFOLLANO IL NOSTRO SPAZIO INTERIORE NON SONO MATERIALI e quindi non rispondono alle leggi della fisica, per esempio essi si possono letteralmente dissolvere se sto presente, li rispecchio (…riconoscimento della consapevolezza a specchio) e li riconosco (consapevolezza discriminante)…allora quello che comincia a succedere dentro e’ che nel mio sentire la familiare tensione e le vari cose associate ad essa (vedi blog 3/8) questo cumulo comincia a sciogliersi alla luce della mia consapevolezza e del mio amore - senza afferrare o rifiutare - e UN SENSO DI SPAZIOSITA’ COMINCIA A MANIFESTARSI DENTRO col dissolversi delle forme.

SPAZIO APPARE QUANDO SEI PRESENTE CON I DIVERSI ELEMENTI DELL’ESPERIENZA SENZA AFFERRARE O RIFIUTARE. E con il dissolversi dei singoli oggetti lo Spazio si apre di piu’ ed e’ “liberato” come risultato di un affievolirsi del mio attaccamento a vecchie interpretazioni. NON FARE NINETE, STAI SOLO PRESENTE…SE POI RIESCI ANCHE A GODERTI L’APRIRSI DELLO SPAZIO E’ FANTASTICO!

Spazio e’ il terreno fondamentale dove tutte le forme compaiono e scompaiono.

 

5/8?Presenza è lo stato naturale d’ogni essere umano.
Presenza è semplicemente la naturale e spontanea manifestazione della consapevolezza che esiste momento dopo momento. Noi non abbiamo scelta se essere consapevoli o no: consapevolezza è la nostra natura e si manifesta indirettamente attraverso un apparente continuum d’oggetti di consapevolezza.
Questi oggetti possono essere “interni” - come pensieri, emozioni, percezioni, sensazioni - o esterni, e tra loro non c’è una differenza essenziale, ma solo di densità.
Sono tutte impressioni nella consapevolezza, onde nell’oceano, consapevolezza oggettivata.
Questa consapevolezza che io sono, che tu sei, è impersonale e non posseduta o possedibile. E’ senza tempo e senza nome. Senza confini  o colore o religione. Non è sociale o etica o morale.
Questa consapevolezza compone le tue ossa, il tuo sangue, il tuo cervello, gli occhi che leggono, le parole che scorrono ed il significato che gli dai e l’effetto che hanno nel tuo cuore o nella tua pancia. Questa consapevolezza non va e viene, è sempre qui, è sempre ora.
Quando pensi di non essere consapevole, la consapevolezza è consapevole di quel pensiero. Non puoi sfuggire  alla tua natura.
L’ego esiste nell’illusione di essere separato dalla consapevolezza: il famoso pesce che chiede dov’è l’oceano mentre ci nuota dentro. La consapevolezza dell’ego e della sua presunta separazione è lì in quel momento. Non esiste, non può esistere, un attimo senza consapevolezza.
Ciò che ci confonde è il riconoscimento mentale di “io sono consapevole”. Esso avviene in opposizione a momenti di non riconoscimento e quindi, dal punto di vista della mente, di “non consapevolezza”. E’ come se stando in piedi di fronte al sole io dicessi “il sole esiste”, e poi girando le spalle ad esso io dicessi “il sole non esiste”.
Allo stesso modo la consapevolezza – che è la nostra natura - è sempre presente, ma il riconoscimento cosciente della mente della sua presenza va a viene a seconda di dove è la nostra attenzione.
Noi ci accorgiamo d’essere consapevoli sempre in relazione a qualcosa e l’oggetto diviene nella nostra mente la ragione dell’essere consapevoli. Quando l’oggetto è chiaro nella nostra mente nella sua forma pensiero o emozione o sensazione, allora diciamo che siamo consapevoli e presenti; quando la nostra attenzione vaga apparentemente senza oggetto e senza scopo, allora diciamo che siamo inconsapevoli e assenti.
La realtà è esattamente l’opposto: la consapevolezza è sempre presente, come l’aria che respiriamo, e a volte, attraverso il riflesso dell’oggetto e la nostra accettazione di quell’oggetto, riconosciamo la presenza della consapevolezza, a volte no. Così come a volte notiamo che stiamo respirando e a volte no. Il respirare non scompare, è sempre lì, ma il suo riconoscimento mentale va e viene.
Essere inconsapevoli è impossibile, la consapevolezza sta a noi come l’umidità all’acqua o la durezza al diamante.
La presunzione d’ignoranza e d’inconsapevolezza è appunto una presunzione, un concetto, una credenza stampata nel nostro programma mentale, una parte del software che e’ detto condizionamento.
Esistenzialmente è una menzogna e non ha alcun significato  o valore se non quello che TU le dai.
Il riconoscimento che è necessario si può racchiudere nel passaggio dall’affermazione “Io sono consapevole” all’esperienza diretta “Io sono consapevolezza”.

 

6/8
L’autocommiserazione e’ uno degli ostacoli più potenti e insidiosi che il ricercatore incontra  prima o poi se si osserva con onesta’.
L’autocommiserazione è spesso nascosta a chi la pratica e si manifesta in maniera indiretta attraverso il lamentarsi degli altri rendendoli responsabili dei nostri dolori e sofferenze, oppure come un’attitudine d’inflessibilità e un senso di essere dalla parte della ragione e anche con una grossa capacita’ d’auto inganno. Finché c’è anche una briciola d’autocommiserazione, non c’è un’assunzione totale di responsabilità rispetto alla nostra vita ed esperienza.
Quando la responsabilità non è totale anche la libertà non può essere tale.
Questa attitudine (aperta o nascosta) di autocommiserazione e’ particolarmente forte nella cultura italiana e crea una mancanza di forza, di proposito e di volontà, che annacqua la ricerca  e sabota la fiamma della nostra passione. Da secoli siamo abituati ad aspettare il miracolo, siamo abituati alla presenza di mamme avvolgenti e castranti, da troppo tempo siamo abituati alla decadenza della forma ed alla poca attenzione al contenuto, da troppi anni abbiamo affinato l’arte di non assumerci la responsabilità ed abbiamo così perso la vera base della nostra dignità.
Finché non ci libereremo dell’autocommiserazione saremo schiavi dell’altro, della mente e della nostra storia.

8/8
Scrivo qui di seguito un processo di comprensione circolare che parte dall’illuminazione e finisce nell’illuminazione, mostrando in maniera sintetica le connessioni tra: idea dell’illuminazione, ego, identificazione col corpo, creazione del dualismo dentro/fuori, la formazione dei concetti spazio/tempo e il bisogno di divenire contrapposto a essere.

1  L’idea d'illuminazione come risoluzione finale dell'ignoranza esiste per l’ego che giudica la propria ignoranza e non ne vede l'aspetto evolutivo. Solo nella personalità esiste la convinzione  che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato in noi e che quindi si debba cambiare. Questa convinzione e’ talmente profonda che tinge ogni aspetto della nostra quotidianità ed e’ il motore principale dello sforzo egoico di migliorarsi. Questo sforzo e’ basato sul rifiuto di base di ciò che siamo, su un costante giudizio, su pregiudizi e standard definiti socialmente che poco hanno a che vedere con la nostra esperienza personale. Nel mondo spirituale, questo giudizio su noi stessi si manifesta attraverso l’idealizzazione dell’illuminazione  - “l’ultimo incubo”, la chiama Osho – che rappresenterebbe la salvezza dall’ignoranza. Questa ignoranza e’ data per scontata, così come il bisogno di essere salvati da essa affermando così una visione dualistica dell’esistenza, dove illuminazione ed ignoranza si oppongono e si sostengono. Manca qualunque comprensione del Mistero.

2.  L’ego e’ una struttura che fa parte del processo evolutivo. Il bambino appena nato non ha un ego. Esso si sviluppa gradualmente strutturandosi attraverso mattoni costituiti da relazioni affettive ed energetiche  tra l’infante da un lato e madre, padre e ambiente dall’altro. L’ego non e’ buono o cattivo, spirituale o no,  e’ solo necessario alla dinamica soggetto - oggetto: laddove esiste un tu, necessariamente esiste un io. Nella nostra identificazione con questo io, nasce l’illusione della separatezza dall’altro. Ego diviene il motore del dualismo: finché crediamo che il dualismo e’ l'unica realta', non possiamo che identificarci con l’ego.

3.  Il dualismo e’ originato principalmente  dalla nostra identificazione col corpo fisico e la falsa esperienza di un dentro e di un fuori sostenuta dai confini della pelle. Questo confine primario rappresenta anche la prima esperienza di separazione dalla madre e il riconoscimento di un oggetto esterno. E’ anche la sede principale e più immediata della nostra esperienza. L’identificazione avviene con l’immagine “esterna” del nostro corpo – così com’è vista dagli altri o allo specchio - e con l’immagine “interna” del corpo – ossia come ci vediamo e sentiamo da dentro - e con un senso fondamentale d’identità - l’io che vive dentro questo corpo.

4.  Dentro e fuori sono categorie spaziali attraverso cui possiamo fare esperienza di noi stessi tridimensionalmente. L’espereinza dello spazio e’ conduttiva di quella del tempo. I concetti di spazio e tempo cronologico ci permettono l’auto-riflessione. Io come soggetto conosco me stesso e il mondo come oggetti.

5.   L’auto-riflessione  su eventi nello spazio e nel tempo  crea un flusso di concetti attraverso cui definire la nostra esperienza e noi stessi.

6.  I concetti, intrinsecamente  limitati, ci offrono necessariamente un’immagine della realtà e di noi stessi come limitati e bisognosi di cambiamento e miglioramento e di una "soluzione finale" che annulli separazione e sofferenza. Da qui l'idealizzazione dell’illuminazione.

Quando chiudo gli occhi, sono completamente immobile e non sovrappongo concetti alla pura presenza di ciò che e’, non c’e’ auto-riflessione, non ci sono tempo e spazio, dentro e fuori, non c’e’ ego né illuminazione bensi' la semplice e diretta realizzazione di cio' che e'.

9/8
Alla fine del blog precedente dell’8/8 ho scritto:
“Quando chiudo gli occhi, sono completamente immobile e non sovrappongo concetti alla pura presenza di ciò che e’, non c’e’ auto-riflessione, non ci sono tempo e spazio, dentro e fuori, non c’e’ ego né illuminazione bensi' la semplice e diretta realizzazione di cio' che e’”.
Uno dei miei amici e studenti ha risposto: “Dipende da chi chiude gli occhi…” e questo e’ l’errore piu’ classico dei ricercatori: pensare che la Vera Natura sia disponibile solo per alcuni, solo in alcuni momenti, solo se certe situazioni sono presenti ecc. Non e’ cosi’: la nostra Vera Natura non solo e’ SEMPRE INEVITABILMENTE presente ma per giunta si manifesta nella nostra vita di ogni giorno innumerevoli volete in unnumerevoli modi..solo che non ce ne accorgiamo o, se ce ne accorgiamo, spostiamo subito l’attenzione sull’abitudine alla limitazione e la personalita’, cio’ che e’ familiare insomma. Molto spesso infatti facciamo l’esperienza dell’eterno qui/ora che non e’ tempo infinito bensi’ assenza del concetto del tempo in assoluto nel qui/ora; spessissimo siamo oltre la separazione soggetto/oggetto e in uno stato di fusione, con un libro, con quello che cuciniamo, con musica, con il nostro corpo, con un bicchier d’acqua, con un gatto o una persona amata….solo che e’ cosi’ “ordinario” che non rientra nella nostra idealizzazione della non-separazione; spessissimo non c’e’ auto-riflessione ma espereinza diretta di me e dell’oggetto che in quel momento appare nella consapevolezza: una sensazione, un sentimento, il volante della macchina, la mano del tuo uomo o della tua donna o di un figlio…ma non rientra tutto questo nell’idealizzazione della realizzazione. Idealizzazione della realizzazione: questo e’ l’ultimo incubo. REALIZZAZIONE INCLUDE TUTTO, CONTINUAMENTE, SENZA DISTINZIONE. Realizzare l’ombra del comportamento compulsivo ha lo stesso valore del realizzare un aspetto divino perche’ in DIO, nell’ASSOLUTO, in CONSAPEVOLEZZA PRIMARIA, non esiste distinzione di valore tra ombra e luce, personalita’ e se’ autentico. SMETTI DI DIVIDERE amicocaro e di creare gerarchie pseudo spirituali. TUTTO E’ DIVINO, GIA’, ORA E SEMPRE.

11/8
Nel mondo ma non del mondo.
Questa è stata ed è la sfida d’ogni giorno, d’ogni momento.
Il desiderio di scomparire dal mondo, di ritirarci in qualche angolo solitario, di cercare Dio e di trovarlo senza le continue distrazioni del mondo…che desiderio potente! Quante immagini di santi ed eremiti composti e beati affollano lo spazio dell’inconscio.
Questa scissione disumana tra il sacro e il profano, tra la libertà assoluta e il fondersi con l’altro da sé, e’ così profondamente ingranata nelle nostre cellule, scolpita da millenni di falsità e sogni di redenzione ascetica.
Rinuncia, diniego, idealizzazione sono le armi della falsa religiosità. 
Io trovo nel mondo, nelle cose che mangio, nelle strade che percorro, nelle  parole degli altri, nelle cosce aperte della donna che amo, nel dolore dell’ego, in ogni desiderio e passione, in tutto –TUTTO! - ciò che c’e’, là trovo il riflesso della mia anima, una porta per conoscere me stesso come parte di, come essenza di, come colui che vive, crea e condivide.

 

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"Il modo in cui ora guardo alla mia vita, alle situazioni, ai cosidetti "problemi" contempla possibilita'  e risorse per me inimmaginabili fino a poco tempo fa"

- Valentina Franchi
bancaria

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