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VUOTO DEFICIENTE E SPAZIO CREATIVO

Posted on Feb 20, 2014 by Avikal


Che bellezza quando posso respirare a fondo e ho la sensazione di avere spazio dentro e fuori. Pensate a quando siete in vacanza e a come, dopo qualche giorno d’adattamento, ad un certo punto le preoccupazioni, i progetti, le immagini di colleghi e capiufficio, gli orari, tutte queste cose scompaiono o, se non altro, vanno in un cassetto da qualche parte. Che magnifica sensazione, e’ come se il tempo e lo spazio stessi cambiassero. Ed e’ proprio cosi’, almeno a sentire Einstein e prima di lui, per centinai d’anni, schiere di mistici in oriente e in occidente. La nostra percezione del tempo e dello spazio e’ di sicuro soggettiva, non oggettiva. Einstein usava un esempio molto carino per dimostrare questo semplice fatto chiedendo al suo pubblico di pensare ad un minuto baciando la persona amata e poi ad un minuto seduto sui carboni ardenti. Poi domandava:” pensate che il primo minuto e il secondo vi sembrino lunghi uguali?”. La risposta e’ ovviamente no.  Quando stiamo bene, quando siamo rilassati il tempo si muove con una velocita’ diversa di quando siamo tesi e contratti.  E  cosi’ e’ anche per lo spazio: quando siamo a casa dentro, e non ci preoccupiamo di come gli altri ci vedono e giudicano, quando siamo in contatto col nostro valore, quando siamo aperti alla nostra esperienza, abbiamo un sacco di spazio e respiriamo profondamente. Al contrario, la dinamica interna di continuo conflitto, paura e difesa automatica dal superego, creano un ambiente di tensione e aspettative negative: preoccupazione, tentativi di anticipare il futuro, paranoia, ansietà. L’abitudine a vivere dentro i confini limitanti di un’immagine di noi stessi definita dai valori del giudice ci mette in qualche modo negli stessi panni di una tigre in gabbia o di un pollo d’allevamento. Quando siamo identificati col giudice o con il bambino che reagisce, niente va bene, manca sempre qualcosa e la sensazione e’ quella di scarsita’, del bisogno di sforzarsi e di frustrazione.
La maggior parte delle volte non sappiamo neppure cos’e’ che ci manca, al massimo siamo consapevoli che c’e’ un buco dentro e che vogliamo riempirlo per non sentirlo.
Cosi’ a volte sentiamo che ci manca qualcosa nel cuore e nella nostra capacita’ di amare, altre nei genitali e la nostra capacita’ di godere e condividere la nostra sensualita’, altre nelle nostra intelligenza o nel nostro valore, o nella nostra capacita’ di affermare la nostra individualita’. Sono tante le cose in cui ci capita di sentirci mancanti. Questa esperienza interiore di “buchi’  corrisponde ad una reale disconnessione con noi stessi, con specifiche qualita’ del nostro essere che abbiamo abbandonato e dimenticato. E gran parte di questa disconnessione ha a che fare con quegli aspetti del nostro essere che abbiamo dovuto nascondere e rifiutare perche’ venivano condannati e puniti dai nostri genitori.

“Ora che cos’e’ un buco? Un buco si riferisce a qualunque parte di te che si e’ persa, nel senso di qualunque parte di te di cui hai perso coscienza. Quello che rimane e’ un buco, una mancanza in un certo senso. E cio’ di cui noi abbiamo perso coscienza e’, naturalmente, la nostra essenza. Potrebbe essere perdita dell’amore,  perdita del valore,  perdita della capacita’ di contatto, perdita di forza,  perdita di volonta’,  perdita di chiarezza,  perdita di piacere, perdita di qualunque qualita’ essenziale. Ce ne sono molte. Ma quando sono perdute, non sono andate per sempre, non sono  mai andate per sempre. Ne sei semplicemente tagliato fuori. Prendiamo, per esempio, la qualita’ del valore, della stima per noi stessi. Quando sei tagliato fuori dal tuo valore, lo stato attuale dell’essere tagliato fuori e’ la sensazione che ti e’ rimasto un buco dentro; e’ vuoto. Allora provi un senso di mancanza, un senso d’inferitorita’, e vuoi riempirlo col valore esterno – approvazione, lode, qualsiasi cosa. Allora riempi il vuoto col finto valore che viene dall’esterno” (1)
Da queste esperienze derivano due cose molto importanti:
1. la convinzione che il vuoto sia qualcosa di negativo e da evitare. La nostra esperienza interna del vuoto corrisponde infatti ai buchi ed al senso di deficienza.
2. Il fatto che, per evitare di sentire il dolore della mancanza ed evitare il vuoto, alleniamo la nostra attenzione a stare costantemente a fuoco su oggetti che possono servire a riempire i buchi. Tutto, intorno a noi, diviene un oggetto, inclusi noi stessi. E la nostra attenzione e’ condizionata a percepire l’universo interiore ed esteriore unicamente attraverso oggetti: siano essi fisici o non fisici, come pensieri, emozioni, percezioni.
La nostra percezione dello spazio ha di conseguenza a che fare con il fatto che la nostra attenzione e’ costantemente a fuoco sugli oggetti - il contenuto della nostra esperienza -, e quasi mai sullo spazio in cui questa esperienza avviene.
Questa semplice constatazione: che la nostra attenzione e’ a fuoco su un oggetto dopo l’altro, se capita e sperimentata, puo’ essere in se’ stessa una rivoluzione nella vita quotidiana e la risoluzione di gran parte del nostro stress e delle nostre nevrosi.
Cominciamo ora. Osservate dov’e’ la vostra attenzione in questo momento. E’ sulla pagina, sulle parole, sulle vostre mani che tengono il libro forse, o su qualcos’altro. Oppure, molto piu’ probabilmente corre da uno all’altro, includendo pensieri di qualcosa o qualcuno, sensazioni che avvengono nel corpo, sentimenti o emozioni. Per un attimo fermatevi e guardatevi intorno. Osservate la stanza dove siete e osservate cosa attira la vostra attenzione. Il tavolo? Le pareti? La finestra? La porta? I colori, la luce, i suoni intorno, un tappeto? Semplicemente osservate dove va la vostra attenzione. Tutto cio’ che compare nella vostra consapevolezza in questo momento e’ un oggetto di quella consapevolezza. Osservate anche che tutti questi oggetti hanno una particolare forma e caratteristiche specifiche e che alcuni di essi sono anche accompagnati da sensazioni o associati a emozioni dentro o portano a galla memorie e immagini. O ci sono pensieri e commenti e valutazioni. E anche questi sono oggetti. Non sono oggetti solidi ma sono oggetti tuttavia e anch’essi sono oggetti della tua consapevolezza. Tu sei consapevole del tavolo, delle mani, della luce, dei suoni, delle sensazioni nel corpo, dei pensieri, delle immagini interne, delle memorie, e di tutto cio’ che appare e continua ad apparire in un flusso che appare ininterrotto.
Fermati un momento di nuovo e appoggia la schiena alla sedia facendo un respiro profondo: ci sono cosi’ tanti oggetti, uno dopo l’altro.
Eppure c’e’ un oggetto che pur essendo il piu’ presente non compare spesso nella consapevolezza: questo oggetto e’ lo spazio. Lo spazio che contiene tutti gli oggetti che ho nominato e tutti quelli di cui sei consapevole in questo momento. Lo spazio che contiene anche il tuo corpo fisico e che ti permette di vedere la forma degli oggetti. E come c’e’ spazio fuori c’e’ spazio dentro e cosi’ come lo spazio fuori definisce gli oggetti cosi’ fa quello dentro permettendoci di separare e riconoscere sensazioni, emozioni e pensieri.
Fermati di nuovo  e lasciati digerire per un attimo questo concetto. Tutto esiste nello spazio. Dovunque guardi trovi spazio che contiene oggetti materiali e immateriali. A questo punto puoi anche vedere che nella stanza in cui sei in questo momento, o dovunque tu sia, la cosa piu’ presente e’ lo spazio, di gran lunga la piu’ presente: gli oggetti occupano una parte molto piccola infatti.
Ma aldila’ della presenza fisica dello spazio, esiste una qualita’ del nostro Essere che chiamero’ “spaziosita’”, per mancanza di termini migliori. E questa spaziosita’ e’ allo stesso tempo un’assenza di contenuti (oggetti) nella mente e una presenza dell’Essere.

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Comments

Antar Netra wrote...

Grazie Avikal per la chiarezza e per la precisione.

Anna Moroni wrote...

Ciao Avikal ... interessante questa nota. Se ho capito stai parlando di uno spazio mentale e emotivo. A mio modo di vedere non è il buco a determinare lo spazio come non è lo spazio che determina il buco. È il pre-giudizio/lucidità e il mio atteggiamento di presenza e apertura/chiusura che io do\' al buco che lo determinata mentalmente o emotivamente . Mantenere lo sguardo sia al particolare che alla visione globale contemporaneamente aiuta a STARE a GUSTARE a RICONOSCERE L\'ILLUSIONE o la REALTA\' DEL BUCO a ENTRARE ED USCIRE a RIEMPIRE a EVITARE a COSTRUIRE PONTI nella strada spaziosa che contiene i buchi. Così la nostra energia va dove va la nostra attenzione e diamo spazio allo spazio .Rimaniamo presenti soprattutto al processo in divenire piuttosto che fissarci sul contenuto ... facciamo spazio alla sensazione illusoria della dilatazione del tempo che rallenta. Poi c\'è lo spazio/energia che prende spazio in noi e noi siamo momentaneamente sensorialmente e percettivamente e mentalmente spazio/energia/cielo ..... e non credo che è a questo che ti riferivi ? Un caro saluto Anna

jayant wrote...

Grande Avi, le tue parole hanno sempre un\'effetto ricostituente!!!
ahahah

Un\'abbraccione,

Jay

lino wrote...

sembra sempre più evidente che la nostra cultura operi attivamente una operazione di spostamento dell\'attenzione dallo spazio all\'angustia, in qualunque suo aspetto:psicologico,fisico.emozionale,relazionale...chi usa e abusa del potere lo sa perfettamente e puo controllare facilmente \"l\'angustiato\"...relegare una persona alla mancanza di spazio è necessriamente una condanna alla paura! grazie a tutti quelli che operano per la riscoperta e la riapertura dello spazio, dentro e fuori

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"Il modo in cui ora guardo alla mia vita, alle situazioni, ai cosidetti "problemi" contempla possibilita'  e risorse per me inimmaginabili fino a poco tempo fa"

- Valentina Franchi
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