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Liberarsi dal senso di colpa 3.

Posted on Jun 26, 2012 by Avikal

Da sentire/attenzione a pensiero/immaginazione
L’imperativo del super-ego in questo caso è: lascia andare il presente!
Il modo più semplice per farlo è spostando l’attenzione dalle sensazioni e gli aspetti emotivi dell’esperienza. Forse hai notato come in genere l’esperienza iniziale del senso di colpa sia una costellazione, spesso travolgente, di diversi elementi sensoriali ed emozionali e come, in un battito di ciglia, per evitare la sensazione di “non essere in controllo”, la nostra tendenza è a rompere la connessione con il sentire e spostarci sul mentale.
Il movimento energetico è dal basso verso l’alto, da sentire/attenzione a pensiero/immaginazione; il senso di colpa perde corpo e la persona si ritrova rinchiusa nel psicologico, il concettuale, il dialogo interiore tra ego e super-ego; nel “devo” e “non devo”, in progetti mentali per aggiustare l’errore, nasconderlo, negarlo o altro. Attraverso questo processo ci disconnettiamo dal senso di colpa come parte dell’esperienza del momento presente identificandoci invece con una categoria astratta definita dal nostro passato.

Colpa come ritorno al senso del giusto
Giudicando e punendo noi stessi assumiamo il ruolo generalmente riservato a Dio, definiamo ciò che è bene e ciò che è male, giudichiamo, infliggiamo la punizione, assolviamo e offriamo redenzione e, alla fine, recuperiamo il “senso del giusto”. Alla fine del processo di colpa ci possiamo sentire di nuovo innocenti e nelle coorti dei virtuosi. Nel riposizionarci nel “GIUSTO” il nostro mondo recupera il suo precario equilibrio, e tutti i confini e valori riappaiono, chiari e netti, rassicuranti, aldilà di ogni dubbio. Il sentirci in colpa ci permette di dimenticare l’incertezza di una morale che siamo stati obbligati a mangiare, digerire e fare nostra. Rimproverare e punire noi stessi ci aiuta a dimenticare che siamo individui e ci riporta nell’abbraccio confortevole della mediocrità.

Colpa e responsabilità
Infine, il senso di colpa come meccanismo di difesa ci permette di evitare di crescere e di guardare in faccia la nostra abitudine a tradire la verità. Possiamo mentire a noi stessi, mentire agli altri, possiamo giustificare la nostra mancanza di volontà a confrontarci con le conseguenze della verità e il rischio d’essere autentici. Possiamo continuare a nasconderci dietro la maschera, le sue convenzioni, i suoi contratti non detti, e possiamo scegliere di non crescere e non assumerci la responsabilità delle nostre mancanze ed errori. E’ come quando un bambino piccolo rompe qualcosa e poi, quando gli chiedono se è stato lui, risponde: “No, è caduto e si è rotto!”. Questo è un atteggiamento innocente e in qualche modo comprensibile in un bimbo, ma sicuramente è altra cosa in persone che si suppongono adulte. Deviare la responsabilità o negarla è un gioco che tutti facciamo quando ci lamentiamo, mettiamo il broncio, sparliamo, maligniamo, evitando in tutti i modi di guardare che cosa una situazione ha a che fare con noi ed evitando di chiederci perché agiamo in quel modo. Evitando la responsabilità della verità ci manteniamo dentro le tracce degli schemi abituali del passato: ci sentiamo in colpa e passiamo quindi attraverso il solito processo di giudizio, punizione e assoluzione e, in tal modo, paghiamo il prezzo di restare piccoli ed impotenti di fronte al cambiamento.

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Comments

Elisa wrote...

Mi ritrovo spesso ad Evitare la sensazione di non essere in controllo,spostandomi sul mentale. Quei valori \"rassicuranti\", sono come iscritti nelle mie cellule, incisi nelle mie ossa, venir meno aquei valori equivale ad un tradimento ( come quello del venire meno alla parola data per un cavaliere del Medioevo).
Voglio assumermi tutta la responsabilità del mio essere adulta, e osservo ciò che questo giudizio sulla sessualità e lo sgomento che mi procura ha a che fare con me. C\'è dolore acuto e intenso, ma non mi sto sottraendo, anzi in qualche modo sperimento situazioni che mi portano in quello spazio così doloroso per me e che ho fino ad ora magistralmente EVITATO.
Ho fiducia in quello che affermi e che testimoni. Le tue parole rischiarano il sentiero nei punti in cui si fa più buio.
Grazie dal profondo del cuore.
Mi arriva tutto il tuo amore ORA!

Fabio wrote...

Ciao Avikal, ho provato un senso di profonda gioia ed espansione nel leggere il passaggio in cui dici che il senso di colpa \"perde corpo\" e la persona si ritrova rinchiusa nel psicologico, il concettuale, il dialogo interiore tra ego e super-ego; nel â??devoâ?? e â??non devoâ??, in progetti mentali per aggiustare lâ??errore, nasconderlo, negarlo o altro.
E\' proprio ciò che ho fatto fino a ieri. Ora però non mi spaventa più percepire il senso di colpa nel corpo, farlo profondamente mio nel qui e ora rappresentato da questo meraviglioso strumento di consapevolezza che è il mio corpo. Capirlo e volerlo vivere, è per me liberare rigidità e incrostazioni ataviche, è percepire nuovamente il fluire della mia energia corporea, è sentirmi leggero e sgravato da pesi che mi opprimono e logorano da anni.
Grazie, grazie,grazie!
Namastè

Anna wrote...

grazie :-)))

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"Il modo in cui ora guardo alla mia vita, alle situazioni, ai cosidetti "problemi" contempla possibilita'  e risorse per me inimmaginabili fino a poco tempo fa"

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