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Liberta' dal senso di colpa

Posted on Feb 29, 2012 by Avikal

Libertà dal senso di colpa - 1.

Non è possibile essere liberi dal senso di colpa fino a quando continuiamo a credere d’essere l’io ridotto della personalità.
Nel continuare ad identificarci con una menzogna fondamentale - la maschera di ciò che credo d’essere, imparato attraverso il condizionamento e protetto dall'attività del superego - ci ritroviamo in uno stato costante di auto-inganno e di presunzione. In questo stato che sovverte lo Stato Naturale, che è quello di Totalità e Integrità, continuiamo a dividere noi stessi e la realtà in bene e male, ammesso e non ammesso, condannato e accettato.
In questo stato di disconnessione siamo schiavi del nostro passato e in uno sforzo permanente di difesa dello status quo, lontani dall'autenticità e in una realtà quasi costante di frammentazione. Questa frammentazione è sofferenza, e questa sofferenza è una frizione al centro del nostro senso d'identità e allo stesso tempo è una dipendenza.

“ Siamo dipendenti dalla sofferenza perché abbiamo bisogno d’alleviare il nostro senso di colpa con la sofferenza - che è la distruzione di noi stessi e degli altri in modi più o meno sottili. E sotto questa sofferenza c’è un bisogno insaziabile d’avere ragione, d’essere nel giusto, perché il se’ egoico sopravvive nell’aver ragione riguardo al modo in cui da’ e sostiene il significato della vita.
Il senso di colpa sorge come tentativo d’essere nel giusto di fronte al riconoscimento d’aver fatto qualcosa di sbagliato o d’aver peccato. Il senso di colpa si manifesta quando cerchiamo d’aver ragione pur riconoscendo d’aver torto. Non c’è niente che ci dia un senso di giustezza più  del senso di colpa, perché possiamo allo stesso tempo umiliare noi stessi così in basso da sentirci peccatori ed elevare noi stessi così in alto da essere i soli giudici e coloro che ci puniscono per i nostri peccati, che è il ruolo normalmente riservato a Dio” Kimura, Yasuhiko Genku, Project Beauty and Freedom from Fear and Guilt, VIA, Vol.2, No3-4

Quali sono gli errori che abbiamo fatto, quali i peccati commessi, che cosa e’ questa spina nel fianco che mai ci lascia che ci fa sentire fuori posto, non veramente noi stessi, incompleti? Se guardiamo dentro con onestà e apertura non possiamo evitare di riconoscere che continuiamo giorno dopo giorno a tradire noi stessi. Ci pieghiamo per andar bene, ci nascondiamo per adattarci, ci separiamo da ciò che è vero per noi, da quello che ci sussurra il cuore, da quello che fa scaldare la nostra pancia e dai sogni gloriosi della nostra mente e facciamo finta d’essere quella forma piccola e ridotta che chiamo me.
L’unico peccato che abbiamo commesso è stato dimenticare chi siamo veramente, dimenticarci di noi è il peccato originale.
E, sforzandoci continuamente di tenere vivi i nostri programmi di sopravvivenza, mantenere immagini false di noi stesi e il mondo, in qualche modo di tenere le cose insieme, ci ritroviamo schiacciati tra il bisogno di soffrire per attenuare il senso di colpa e il bisogno di sentirci in colpa per giustificare la sofferenza motore della falsa identità.

Per divenire capaci di sentire l’unico senso di colpa che ha valore, quello spirituale, quello che copre il nostro anelito ad esser veri, dobbiamo imparare a buttar via il senso di colpa generato dalla nostra relazione infantile con il superego. Per farlo è necessario che esploriamo e comprendiamo alcune delle funzioni di base del senso di colpa egoico, quello mondano, e possiamo cominciare questo viaggio semplicemente domandandoci due cose fondamentali: Perché ho bisogno di sentirmi in colpa? e, Che cosa ottengo attraverso il punire me stesso?

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Comments

Matilda wrote...

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sento profondamente vero ciò che scrive Avikal sul senso di colpa, anche se \"credo\" di essere consapevole e presente non lo sono davvero, mi rendo conto leggendo queste righe che il senso di colpa è talmente radicato in me, che mi sento in colpa di essere ciò che sono a tal punto da averlo dimenticato, chi sono, e di sposare il ruolo del giudice o quello dell\'infante, anche se credo di non farlo, ovvero mi sento più intera rispetto a ..prima. invece è molto più a galla il dialogo interno e lo sottovaluto perchè ora lo guardo, ma non è vero nemmeno questo! credo di guardarlo e invece ne sono coinvolta, lo dimostra che se mi fermo un attimo l\'immagine che ho di me cambia a seconda del momento e dell\'occasione; ho un immagine interna ora di me come sfalsata, talvolta sento una me stessa più integra, ma sempre un immagine di riflesso di me che percepisce se stessa, non é semplice affatto .... ci voglio prestare più attenzione.. a questo strisciante senso di colpa che permea la mia intera esistenza e non mi fà osare Grazie!

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capire il meccanismo razionalmente non basta x eliminare il problema .

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"Il modo in cui ora guardo alla mia vita, alle situazioni, ai cosidetti "problemi" contempla possibilita'  e risorse per me inimmaginabili fino a poco tempo fa"

- Valentina Franchi
bancaria

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